CARMINA BURANA

TEATRO ROMANO DI OSTIA ANTICA (RM)
Sabato 21 luglio 2018 – ore 21
PREVENDITE ON LINE: TICKETONE

L’incontro tra la tradizione popolare e la musica colta. La partitura di Carl Orff integrata con le musiche e i canti medievali originali; l’unione di coro, pianoforte e percussioni sinfoniche con gli strumenti antichi e popolari.  Cento persone sul palco tra cantanti, musicisti, solisti. 

MENTI ASSOCIATE

PRESENTA
CARMINA BURANA
DALLE RADICI DELLA TRADIZIONE A CARL ORFF
Il grande incontro tra musica classica e popolare

Direzione artistica:
Nando Citarella, Stefano Saletti, Pejman Tadayon (Cafè Lotì), Giovanni Cernicchiaro e Tina Belli

con
Nando Citarella: voce, tammorre, chitarra battente, marranzano
Stefano Saletti: oud, lauta, bouzouki, voce
Pejman Tadayon: bamtar, ney, saz, voce

Cori:
Coro Arké, Coro Nota Vermiglia, Corale Polifonica Città di Anzio, Coro Giuseppe Verdi di Roma, Coro Accordi e Note
diretti da Giovanni Cernicchiaro

Voci naturali (in ordine alfabetico):
Gabriella Aiello, Barbara Eramo

Musici (in ordine alfabetico):
Pietro Cernuto: friscaletto, ciaramella, zampogna, voce
Gabriele Coen: clarinetto, flauto
Carlo Cossu: violino
Giovanni Lo Cascio: percussioni

Cymbalus Ensemble

Giochi di fuoco di Lucie Igniferi


L’incontro tra la tradizione popolare e la musica colta. La partitura di Carl Orff integrata con le musiche e i canti medievali originali; l’unione di coro, pianoforte e percussioni sinfoniche con gli strumenti antichi e popolari.  Cento persone sul palco tra cantanti, musicisti, solisti. Un grande ensemble che vuole tracciare un ponte tra storia e tradizione, cercando di riportare i canti religiosi o profani, scherzosi, amatori, satirici, blasfemi e mistici che compongono i Carmina Burana, alla loro dimensione originaria alla quale si ispirò Carl Orff per la sua omonima composizione nel 1937.

Con la direzione artistica di Giovanni Cernicchiaro e Nando Citarella, Stefano Saletti, Pejman Tadayon (Cafè Lotì), il progetto vuole riportare all’origine lo spirito di mosaico multilingue e multiculturale che animava i racconti e le storie narrate nel Codex Buranus che prese successivamente il nome di Carmina Burana. Erano infatti come menestrelli e cantastorie i chierici girovaghi, i cosiddetti goliardi o clerici vagantes, che dal XII al XIII secolo composero la raccolta di canti poi scoperta nell’abbazia di Benediktbeuern.

Per far emergere il contenuto assai vario dei temi trattati dai chierici, che andavano da poesie di indole dottrinale, religiosa, polemica ad altre che cantavano scene sacre fino ad arrivare a quelle che inneggiavano con accento schiettamente popolare all’amore, al vino e alla natura, si è deciso di attingere, oltre al latino e al tedesco, alle “lingue” delle varie tradizioni popolari, dal siciliano al napoletano, al sabir, la lingua del Mediterraneo. Un grande viaggio, quindi, per fare dei Carmina un unicum tra mondi musicali ed espressivi apparentemente differenti che, presentati in questa nuova veste, fanno comprendere e apprezzare il modo in cui la musica Occidentale colta ha sempre saputo accogliere suggestioni della più varia provenienza, ed utilizzarle come un mezzo per rinnovarsi e reinventarsi.


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